DI seguito la denucnia del CIC sulla trasformazione normativa dei rifiuti verdi in "non rifiuto", del Giugno 2016:

 

lettera aperta CIC ad Anci sui rifiuti biodegradabili verdi.pdf
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RAPPORTO SUL RECUPERO DEI RIFIUTI TESSILI IN ITALIA 2013

Rapporto

 

Lo studio di ESPER e ACV sui contributi CONAI ai Comuni

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acv_dossier_anci_conai_30giu13.pdf
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(Giugno 2013)

 

Dalla tecnologia MBT alla MRBT: uno studio USA sulle alternative di trattamento dei rifiuti urbani residui

E' possibile utilizzare tecnologie diverse dall'incenerimento e dalla discarica per gestire il rifiuto urbano residuo? Questo studio dice di sì, e dimostra come tale scelta consenta di ridurre gli impatti sanitari ambientali complessivi di tale segmento, a condizione che si sia fatto a monte tutto il lavoro necessario per prevenzione, riduzione e raccolta differenziata spinta di tipo domiciliare. Metodi, e soluzioni tecnologiche di dettaglio dipenderanno dalle condizioni locali.

Lo studio ( segnalatoci da uno degli estensori, il Dr. Enzo Favoino, ricercatore  della Scuola Agraria del parco di Monza), riportato di seguito

MRBT final Report, Marzo 2013

e il nostro commento in bozza, in fase di condivisione con alcuni attivisti ed esperti:

Commento a MRBT final Report

VERSO UNA SOCIETA' DEL RICICLO- UNO STUDIO SULLE FILIERE DEL RICICLO IN PROVINCIA DI BRESCIA

Uno studio redatto dalla Provincia di Brescia sulle filiere del riciclo: dove vanno i rifiuti urbani come si riciclano, quanto si riciclano, datato Febbraio 2013.Di seguito lo studio e un nostro commento:

Verso una società del riciclo. Provincia di Brescia, settore ambiente

 Commento

IL PARTITO DELLA COMBUSTIONE ( DI RIFIUTI E BIOMASSE) CI PROVA CON I RIFIUTI URBANI VERDI

Riceviamo dal Consorzio Italiano Compostatori e segnaliamo

Roma, 20 febbraio 2012
Prot. n. S 161/R

Oggetto: modifiche al Codice Ambientale con emendamenti al Decreto Ambientale

Con la presente siamo a comunicarvi il nostro dissenso su una specifica modifica che sta per essere introdotta. Si tratta di una modifica che prevede |'esclusione dal "Codice  ambientale" (d. lgs. 152/2006) degli sfalci e delle potature, comprese quelle da manutenzione del verde pubblico e privato (emendamenti numero 3.0.24 e 3.0.25 nonché 1.0.7)In sintesi, ciò significa escludere i rifiuti vegetali dal campo di  applicazione della norma sui rifiuti.
Dal punto di vista giuridico la direttiva 2008/98/Ce — sul punto — si esprime come si esprime ora il Codice ambientale.
Cambiarlo significherebbe disattendere la direttiva comunitaria e tutto ciò che ne consegue. Se deve cambiare questa norma la priorità va data alla variazione della normativa europea, in quanto questa non è una  modifica restrittiva ma l’esatto contrario.
Ciò significa che, introducendo le modifiche sull’esclusione di alcune categorie di rifiuti (e nel caso specifico degli scarti della manutenzione del verde pubblico e privato) si andrebbe a creare una palese contraddizione con quanto previsto dalla direttiva rifiuti (Ia direttiva 2008/98/Ce) che è stata recepita dall'ItaIia con il D.lgs. 205/2010. Ciò è suffragato anche dalla lettura del testo originale della Waste Directive laddove recita che sono escluse, oltre alle materie fecali "straw and other natural non—hazardous agricultural or forestry  material, cioè paglia e altri materiali naturali agroforestali non pericolosi." Oltre a ciò si andrebbe a modificare l’esclusione dal campo di  applicazione dei rifiuti mentre la definizione di ”rifiuto organico"  rimarrebbe inalterata, ovvero: "rifiuto organico" rifiuti biodegradabili  di giardini e parchi, rifiuti alimentari e di cucina prodotti da nuclei domestici, ristoranti, servizi di ristorazione e punti vendita al dettaglio e rifiuti simili prodotti dal|'industria alimentare raccolti in modo differenziato.
Dunque, oltre alla discrepanza tra norma europea e norma italiana si creerebbe una palese contraddizione nella normativa italiana che metterebbe in difficoltà l'interpretazione giuridica e quindi |’intero settore.
Attenzione, allo stato attuale delle cose, e quindi con |‘attuale quadro normativo, non significa che tutto lo scarto vegetale deve essere considerato rifiuto, anzi.
Come si evince dalla attenta lettura dell’attuale norma che garantisce comunque diverse esclusioni:

Articolo 185 (Esclusioni da||'ambito di applicazione) "1. Non rientrano nel campo di applicazione della parte quarta del presente decreto:
lettera f) le materie fecali, se non contemplate dal comma 2, lettera b), paglia, sfalci e potature nonché altro materiale agricolo o
forestale naturale non pericoloso utilizzati in agricoltura, nella selvicoltura o perla produzione di energia da tale biomassa mediante
processi o metodi che non danneggiano |'ambiente né mettono in pericolo la salute umana."
Ciò significa che gli scarti vegetali di aree forestali, demaniali, ecc.  possono essere portati a centrali a biomasse per la produzione di
energia. Infatti, questo sta awenendo sempre in quantità crescente. Ciò che invece non deve avvenire, sia dal punto di vista giuridico che
ambientale è il considerare tout court il rifiuto verde urbano fuori dal campo di applicazione della normativa rifiuti.

Oltre alle motivazioni addotte precedentemente (che riteniamo comunque fondamentali), le conseguenze di un tale provvedimento sono molteplici.
Vediamo di sintetizzarle di seguito:
1. Qualora lo scarto vegetale derivante dalla manutenzione del verde pubblico e privato non fosse classificato come rifiuto, i comuni non
sarebbero obbligati a garantire il servizio di ritiro di questo rifiuto organico;
2. Fino ad oggi lo scarto vegetale è stato raccolto in modo differenziato dai comuni contribuendo alla quota di raccolta
differenziata: dai dati riferiti al 2009 si evince che, laddove la raccolta è capillare, il verde contribuisce per un 10-12% alla quota di
RD. Verrebbe quindi meno una quota di raccolta virtuosa che nel tempo si è consolidata;
3. I Comuni (o gestori delle raccolte differenziate) che ad oggi sono in regime di premialità e penalità, saranno penalizzati perché non
raggiungeranno gli obiettivi di RD fissati dalla legge.
4. Dove si potrebbero portare questi scarti? Alle centrali per biomassa?

Noi diciamo di fare molta attenzione perché:

- Laddove non ci siano centrali a biomasse nelle vicinanze dove andrebbe a finire il verde?
- il verde urbano NON è legno vergine;
— non si tratta di legno forestale o da potature di aree demaniali (che tra |’altro sono già escluse come si evince dalle considerazioni fatte
sopra) ma si tratta di rifiuto vegetale prodotto in aree urbane e periurbane; contiene percentuali di plastiche (vasi per fiori, sacchetti, sacchi per concimi, ecc.) in quote fino al 10%.
— Lo scrivente Consorzio analizza il rifiuto organico con analisi merceologiche periodiche presso gli impianti: i dati di impurità (che
confermano quanto detto al punto precedente) li possiamo mettere a Vs disposizione;
— con le modifiche apportate significherebbe mandare il "verde" a centrali a biomassa per incenerire quote di plastiche incompatibili con
le centrali stesse e con le finalità per le quali sono nate;
— Lo scarto vegetale urbano (i rifiuti di manutenzione di verde pubblico e privato) contiene acqua: gli sfalci erbosi e le potature verdi
(prodotte da marzo a ottobre) contengono I'80% di acqua: qual è la sostenibilità ambientale di questa operazione, cioè di bruciarle?
5. Il sistema del recupero di materia, nel nostro caso trasformazione dei rifiuti di manutenzione di verde pubblico e privato in compost, è
prioritario rispetto alla produzione di energia per la gerarchia Europea;
6. Il recupero tramite compostaggio di altri rifiuti organici quali il cosiddetto umido (ovvero lo scarto biodegradabile di cucine e mense)
avviene proprio grazie all'apporto prezioso dei rifiuti di manutenzione di verde pubblico e privato senza il quale è impossibile trattare |'umido;
7. Il sistema si sta evolvendo in digestione anaerobica e successivo compostaggio del biorifiuto: cosa ne sarà degli impianti di digestione
anaerobica a secco se privati dei rifiuti di manutenzione di verde pubblico e privato?
8. Cosa ne sarà anche degli impianti di digestione anaerobica ad umido che per produrre un fertilizzante (quindi un prodotto a tutti gli
effetti End of WASTE) adottano la tecnica di un finissaggio aerobico?
Come possono fare il compostaggio senza i rifiuti di manutenzione di verde pubblico e privato?
In definitiva ribadiamo che, oltre ai concetti relativi alla incongruenza di tale modifica con le normative comunitarie, escludere il
rifiuto verde dal campo di applicazione della norma ambientale con il conseguente conferimento alle centrali per biomasse, metterebbe a
rischio (un rischio reale, non potenziale) |'operatività dei compostatori, soprattutto nelle regioni più virtuose. Cambiare la legge
aprendo più di quanto già ora si fa al recupero energetico, metterebbe a repentaglio il recupero della materia organica tramite il compostaggio
di cui l'Italia è il secondo paese Europeo per quantità di biorifiuto trattato e di compost prodotto.

 

RICICLO DEI PANNOLINI USA E GETTA

(dal sito di Ezio Orzes)

 

Trasformare i pannolini usati in arredi urbani ed oggetti in plastica, eliminarli dalle discariche e  inceneritori, questa la sfida vinta da Pampers con il Centro Riciclo Vedelago (TV) e il Comune di Ponte nelle Alpi (BL)  che stanno dando vita al primo sistema sperimentale in Italia di raccolta e riciclo dei pannolini usati.

Ponte nelle Alpi vuole andare oltre la raccolta differenziata e affrontare, assieme ad aziende responsabili, le ultime frontiere dell’indifferenziato per giungere  al Riciclo Totale.

L’impatto dei pannolini

In Italia si producono ogni anno poco più di 32 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, il 3% di questi è rappresentato da prodotti assorbenti per la persona di tutte le marche (pannolini, assorbenti femminili, prodotti per l’incontinenza); il 77% dei pannolini  sono smaltiti in discarica il 23% negli inceneritori.  Nei primi tre anni di vita ogni bambino consuma in media  5000 pannolini usa e getta pari a  circa una tonnellata di rifiuti che vanno a finire in discarica o nell’inceneritore.

 

Tutti i vantaggi del riciclo del pannolino.

Il sistema riciclo promosso da Fater spa, Ponte nelle Alpi e il Centro Riciclo Vedelago riciclerà, a regime, circa 5.000 tonnellate/anno  di prodotti assorbenti per la persona.

Ambiente Italia, gruppo leader nella ricerca che opera nell’ambito dell’analisi, pianificazione e progettazione ambientale, ha validato la forte riduzione degli impatti ambientali derivanti dal progetto e quantificato i vantaggi per l’Ambiente i  Comuni e Cittadini.

Ambiente:

-     Riduzione di gas serra : il fine vita dei pannolini diventa carbon negative, infatti non solo recupera tutte le emissioni climalteranti generate dalla raccolta differenziata ma  porta addirittura un vantaggio di 17,7 kg di CO2 eq per tonnellata.

-     CO2 risparmiata nell’area in cui opera il sistema : 1.874 ton/anno pari alla CO2 catturata ogni anno da oltre 62.000 alberi.

-     Eliminazione rifiuti in discarica per il progetto : – 5.000 ton/anno considerando il riciclo fino alla creazione di nuova materia prima seconda;  - 4.600 ton/anno  considerando cautelativamente anche gli scarti derivanti dalle produzioni successive che utilizzano la nuova materia prima seconda.

-     Metri cubi di discarica risparmiati per il progetto specifico : 6.500 m3/anno

-     Materia prima recuperata : 2.500 ton/anno

-     Qualità dell’aria : -17 kg/anno di particolato, – 270 kg/anno di ossidi di azoto – 230 kg/anno di monossido di carbonio (rispetto alla soluzione inceneritore)

-     Riduzione di energia primaria : 11.609 MJ/anno equivale al consumo elettrico medio di più di 500 famiglie.

Comuni

-     Inferiore costo per il conferimento : nel caso di Ponte nelle Alpi, il comune oggi paga 192,23 euro per conferire in discarica 1 tonnellata di rifiuto indifferenziato (totale residuo secco).

Cittadini

-     Servizio efficiente di differenziata per la frazione prodotti assorbenti per la persona tramite contenitori stagni in casa in cui versare i pannolini usati. 400.000 gli utenti potenziali del progetto pilota a regime.

- La differenziata specifica sui pannolini sottrae volume e peso al totale frazione residua     secca delle singole famiglie sulla quale i cittadini versano la TIA a volume

Economia

Nuova materia prima seconda :

-     da una tonnellata di pannolini usati riciclati si ottengono quasi 150 kg di plastica da usare in nuove produzioni (arredi urbani,      oggetti ecc.) e più di 350 kg di materia organico-cellulosica da usare per la produzione di cartoni o come fertilizzante capace di restituire nutrienti a terreni depauperati.

Come funziona il processo per riciclare i pannolini

-     Il presupposto è la raccolta differenziata specifica per i prodotti assorbenti per la persona usati

-     I prodotti (pannolini per bambini e pannoloni) vengono raccolti separatamente dal Comune di Ponte nelle Alpi che li conferisce al Centro Riciclo Vedelago

-     Il processo tecnologico che dà nuova vita ai prodotti assorbenti per la persona trasformandoli in materia prima seconda presenta un primo contenitore in cui vengono accumulati i prodotti (1)

-     Il processo agisce  tramite vapore a pressione (2)

-     In tutte le sue fasi non utilizza agenti chimici aggiunti ma solo vapore

-     I pannolini usati vengono così sterilizzati; tutti i potenziali patogeni  eliminati (es. e coli),  eliminati anche i  cattivi odori (2)

-     Nella parte successiva del processo, le componenti dei pannolini vengono separate meccanicamente (3)

-     Le nuove materie prime seconde così ottenute sono plastica e cellulosa. Si tratta di Materie prime seconde di elevato valore perchè i pannolini utilizzano plastiche e cellulosa di elevata qualità.

-     La plastica, sottoposta ad estrusione, assume la forma di piccoli pallini e  può essere riutilizzata in molteplici cicli produttivi per realizzare oggetti e arredi urbani. La cellulosa potrà essere utilizzata presso le cartiere per realizzare cartoni o come fertilizzante

 

 

FILIERE DI RICICLO E scelte POLITICHE

Le filiere del riciclaggio hanno bisogno di scelte politiche coraggiose:

togliere i consorzi del riciclo dalle mani dei produttori di beni;

sostenere come scelta strategica energetica l'obbligo di utilizzo di beni contenenti quota di fibre di riciclo;

promuovere raccolte di rifiuti urbani di alta qualità, ossia di tipo domiciliare

IL tutto riassunto in questo breve commento a seguito di interviste con aziende del settore: promuovere le filiere del riciclo

 

Il primo studio di fattibilità realizzato in Italia nella Provincia Autonoma di Trento  per minimizzare lo smaltimento dei rifiuti urbani e riciclare i rifiuti indifferenziati. Grazie alla volontà di alcuni amministratori locali (Lavìs, Mezzocorna) e con il supporto di aziende qualificate del settore (OMM Telandro, PROMECO, Centro Riciclo Vedelago, altre.)

Executive summary

Parte A

Parte B

Parte C

Parte D

Parte E

In più sedi e anche ufficialmente nel rapporto IEFE Università Bocconi del 2010 si sostiene che la tecnologia oggetto dello studio di cui sopra sia applicabile solo avendo a disposizione enormi flussi di rifiuti a base plastica. Nel documento seguente abbiamo analizzato il bilancio di massa del sistema per un contesto generico, sulla base dei dati statistici di produzione di rifiuti del Nord Italia, delle rese dei sistemi domiciliari virtuosi, di alcuni dati impiantistici di cui disponiamo.

Il risultato ci conferma sulla fattiblità in generale del progetto, che richiede competenze nel settore e la disponibilità di quote di mercato nella raccolta dei rifiuti speciali, oltre che il controllo della filiera degli imballaggi primari. Come già sostenuto durante il lavoro in Provincia di Trento, la tecnologia può prestarsi a condizione che si sia lavorato molto bene prima, in termini di prevenzione, riduzione, tariffazione puntuale, messa a punto degli strumenti per minimizzare il rifiuto residuo. Il sistema funziona bene e si integra con i flussi da aziende a condizione che si scenda sotto i 100 kg/ab*a di residuo indifferenziato. Non é pensabile che sia la soluzione per un contesto tradizionale a elevato smaltimento.

Applicabilità selezione-estrusione in contesto generico

 Pile e accumulatori: adempimenti e scadenze dopo il D.Lgs 188/2008. Potenziamento del riciclaggio: Ecomonografie 1-11

 

Responsabile: Ing. M. Cerani  |  info@energ-etica.eu