L'INCENERITORE DI BRESCIA: ALCUNI DATI

Aggiorniamo la situazione del contributo che il più grande inceneritore italiano fornisce in termini di energia prodotta mediamente in un anno.

 Note

1) Il rendimento elettrico, che si prevedeva potessere raggiungere il 33% in sede di realizzazione, non riesce nel 2010 a raggiungere il 24% netto. Abbiamo la conferma che questa tecnologia è la più scadente per la produzione di energia elettrica, meno della metà di una centrale turbogas a ciclo combinato; non solo, i pannelli fotovoltaici, sono poco lontani da tale resa, essendo prossimi al 20%;

2) Rendimento termico: fatto 90% il rendimento totale del'impianto se si usasse tutta l'energia contenuta nei rifiuti, tolte le dispersioni al camino, tolta la produzione elettrica, dovrebbe dare 66%. Invece siamo al 33% incluse dispersioni sulla rete: siamo in presenza di dissipazione nell'ambiente circostante di metà dell'energia termica prodotta annualmente!

3) Scala dell'impianto: se si bruciassero solo rifiuti urbani in esso, a fronte di una differenziata minima del 50%, servirebbe ben 3.200.000 abitanti, ossia 1/3 della regione lombardia. Esso fornisce calore a 55-60.000 abitanti circa; quindi il 2% della popolazione che produrrebbe questi rifiuti. Conferma che l'incenerimento non contribuisce in alcun modo al risparmio di combustibili fossili e alla copertura dei fabbisogni energetici.

 

LE EMISSIONI

Dal sito ufficiale di A2A e dai dati ricavati dall'Osservatorio rifiuti del comune di Brescia, possiamo capire le emissioni di Ossidi di azoto dell'inceneritore più grande d'Italia e raffrontarle con quelle dell'inceneritore di Milano Silla 2, di proprietà della stessa società. Nel primo caso per la riduzione si è scelto un sistema sperimentale DENOX HIGH DUST, applicato a valle della combustione. A Milano si è installato il tradizionale SCR (catalizzatore). Nel grafico le linee più alte sono i dati di Brescia, di una settimana prima della installazione e di una settimana nel periodo a seguito dell'installazione. Quelle in basso sono riferite a Silla 2.

Dal confronto, si rileva che:

1) il migliore impianto del mondo ha ridotto dopo l'installazione del catalizzatore "innovativo" le emissioni da 80 a 70 mg/Nm3;

2) le emissioni ottenibili con sistema SCR sono la metà di quelle di Brescia. E infatti in letteratura si trova citato un abbattimento del 50-70% delle emissioni con tale sistema.

Una questione “bruciante” negli USA: l’energia da rifiuti deve essere qualificata come rinnovabile?

Un vivace dibattito muove gli USA: considerare o no l’incenerimento dei rifiuti urbani come energia rinnovabile? Di solito anche negli USA i cittadini e i portatori di interessi comuni pensano all’energia solare o eolica, ma da tempo le principali società del settore, tra cui COVANTA ENERGY, chiedono di far entrare l’energia prodotta dagli inceneritori nel meccanismo RPS ( Renewable Portfolio Standard) che ha l’obiettivo di incrementare con appositi sussidi le percentuali di copertura dei fabbisogni con energia rinnovabile. Ciò sta determinando non pochi problemi e discussioni: 33 stati negli USA hanno introdotto il meccanismo di incentivazione e promozione delle rinnovabili RPS, anche se con differenti definizioni di ciò che è rinnovabile. Di questi 26 hanno riconosciuto l’energia da incenerimento come rinnovabile. Ma solo 21 stati hanno introdotto effettivamente tali impianti nel meccanismo incentivante. 

Lo Stato di New York riconosce ad oggi come rinnovabile il gas di discarica, l’eolico, la biomassa, l’idroelettrico. Ma la associazione “Energy Recovery Council”, dietro la quale stanno le principali multinazionali costruttori di impianti di inceneritori nel mondo, spinge per ricordare l’operatività di 87 impianti negli USA che forniscono circa l’1% del fabbisogno elettrico civile USA. Negli USA questa energia è prodotta per 365 giorni l’anno, essendo qualificata come generazione per carico base.

Naturalmente i promotori di questa equiparazione sostengono i numerosi vantaggi dell’incenerimento: la sostituzione di risorse, la minimizzazione delle importazioni di combustibili fossili, il contributo all’effetto serra. [1]

I cittadini e le associazioni ambientaliste americane dall’altra parte evidenziano che si tratta pur sempre di inceneritori, che c’è un problema pesante di emissioni, peggiori rispetto alla combustione di altri combustibili. Ma c’è anche altro: l’introduzione di questi impianti nei meccanismi, sottrarrebbe annualmente centinaia di milioni di dollari alle vere rinnovabili.

Non solo: allontanerebbe l’obiettivo e le migliori pratiche per la riduzione e prevenzione dei rifiuti, oltre che per il riciclaggio degli stessi. Un dumping pesante che stroncherebbe le filiere del riciclo. Anche negli USA esistono esperienze locali di comunità che devono scoraggiare il riciclo e la differenziazione perché le clausole contrattuali impongono di conferire determinati carichi di rifiuti agli inceneritori.

La campagna dei cittadini per l’ambiente chiede ad esempio allo stato di New York di lavorare sulle cause, e smetterla di curare i sintomi con la produzione di troppa energia e troppi rifiuti. [2]



[1] Proprio come accade in Europa, ove non a caso sono nati numerosi Centri WtERT (Waste to energy Resource and Technology Council) sull’esempio di quello presso la Columbia University, del Prof. Themelis, proprio quello che diede nel 2006 il controverso premio all’inceneritore di Brescia. E questi centri, che sono finanziati dall’industria dell’incenerimento, premono sul governo UE passo dopo passo. Prima hanno proposto il riconoscimento dell’incenerimento a certe condizioni (condizioni guarda caso rispettate dall’80% degli inceneritori esistenti) come recupero energetico, poi presenteranno il conto: se è un recupero, vogliamo che abbia dei sussidi.

 

[2] Sulla base dell’esperienza italiana dei CIP 6 introdotti dall'On. Bersani nel 1992, che hanno sottratto circa 70 miliardi di euro alle rinnovabili, non possiamo che dare ragione agli amici della Citizen’s Campaign for the envirnoment.

 

 

INCENERIMENTO

il mito del contributo energetico e del risparmio di combustibili fossili

 

I riferimenti scientifici a supporto della preferibilità ambientale ed energetica del riciclaggio e anche delle discariche rispetto all'incenerimento dei rifiuti:

INCENERIMENTO/VS. RICICLAGGIO

 Waste management, 2010 

Energy efficiency of substance and energy recovery of selected waste fractions. K. Fricke, T. Bahr, W. Bidlingmaier, C. Springer. Università tecnica di Braunschweig, Università di Weimar.

( Il riciclo é sempre superiore al recupero energetico, anche tenuto conto delle inevitabili perdite di processo, per le principali frazioni dei rifiuti urbani, tra cui umido, plastica, cartacei. Si suggerisce di puntare sulle raccolte domiciliari, si evidenziano i dati tedeschi sul calo dei flussi a incenerimento e della riduzione del loro potere calorifico. Ci si attende anche in Germania un incremento dei tassi di raccolta separata fino al 69% e un potenziamento di intercettazione dell'umido a causa dei crescenti costi energetici dei fertilizzanti.)

 Ann. Rev. Energy environment 1996

 Environmental life cycle comparison of recycling, landfilling and incineration: a review of recent studies, R. Denison, Environmental Defense Fund.

(Tutti gli studi analizzati redatti negli USA dimostrano che é sempre preferibile uno scenario orientato al riciclaggio rispetto alla prevalenza di uso di incenerimento e discariche. Solo un analisi dei singoli settori considerati separatamente tra loro può portare a conclusioni differenti, e a privilegiare l'uso di materiali vergini)

  
  

 

INCENERIMENTO/DISCARICHE

Il mito dell'impatto ambientale inferiore a quello delle discariche é stato smontato scientificamente da alcuni studi che di seguito citiamo e che si chiedono la sensatezza delle recenti politiche comunitarie in materia di rifiuti:

Waste management & Research, 2008

 Environmental impacts and costs of solid waste: a comparison of landifill and incineration. A. Rabl, V. Spadaro.

(Con la metodologia Externe 2004 si confrontano i costi interni e le esternalità delle diverse tecnologie di incenerimento e discarica, per concludere che entrambe risultano superiori per l'incenerimento. Nelle ipotesi base si includono i costi delle emissioni di CO2,normalmente nascoste per l'incenerimento)

  
 Ecological economics, 2003

Burn or bury? a social cost comparison of final waste disposal methods, di E. Dijkgraaf, R.J. Vollebergh, Università di Rotterdam.

(LA tecnologia di combustione dei rifiuti é sempre socialmente più costosa dello smaltimento in discarica, a meno che si confronti con sistemi di conversione energetica scadenti esistenti in una nazione. Anche i costi privati della tecnologia sono molte volte superiori, al punto che non si comprende il senso della gerarchia europea dei rifiuti rispetto ai sistemi di smaltimento finale)

  

 

  

Verificare la potenzialità effettiva di un inceneritore in base al carico termico

 Carico termico e tonnellaggio annuale

Responsabile: Ing. M. Cerani  |  info@energ-etica.eu